THINK ABOUT IT – In Secondo Piano

LO SCORSO 6 MAGGIO E’ USCITO “IN SECONDO PIANO”, ALBUM D’ESORDIO DEI THINK ABOUT IT, LA BAND PUGLIESE CHE SPAZIA DALL’HIP-HOP AL NU-JAZZ, DAL SOUL ALL’ELETTRONICA: UN INTERESSANTE COMPROMESSO TRA RAP E UN SOUND CATCHY, CHE VANTA UN NUMERO DI MEMBRI E COLLABORAZIONI DI UN VERO E PROPRIO COLLETTIVO AL SERVIZIO DELLA MUSICA ITALIANA. COSE CHE NON SI VEDONO SPESSO.
ABBIAMO FATTO LORO QUALCHE DOMANDA.

F: La prima che sorge quasi spontanea è da dove sia partita questa idea, per niente facile da realizzare, di mescolare sonorità e generi che solitamente sono ben distinti tra loro in un’unica e originale miscela musicale. Raccontateci di com’è nato il progetto.
T: I Think About It sono nati da un’intuizione di Vincenzo, il nostro batterista e Andrea Buongiorno, il nostro ex tastierista, i quali concepirono la possibilità di unire la loro passione per l’Hip Hop con i loro generi di appartenenza, rispettivamente Funk e Jazz. Amicizie in comune hanno fatto in modo che si venisse a creare una prima fase embrionale del progetto che è stato soggetto a numerosi cambi di line-up fino a trovare un equilibrio stabile con la formazione attuale, la quale rappresenta ciò che preferiamo definire collettivo più che band, in quanto siamo ingredienti di una stessa ricetta che è la musica e ad ogni canzone ci dosiamo, talvolta anche mettendoci da parte.
F: In cosa sentite di esser migliorati e maturati da poter definire “In Secondo Piano” (cito) “una presa di coscienza nel percorso di transizione dall’adolescenza alla giovane età adulta”?
T: In Secondo Piano è il frutto di due anni di vita, personale e artistica. Inevitabilmente in un lasso di tempio abbastanza ampio come questo molte cose cambiano e maturano, dalla propria coscienza di sè agli ascolti musicali, pertanto questo disco tende ad esorcizzare le mille insicurezze e i numerosi ostacoli interiori che talvolta si ripropongono davanti a noi , che due anni fa avremmo caricato come zavorre sulle nostre schiene per paura di affrontarli e che invece ora prendiamo di petto, diretti, come segno della nostra maturità.
Dal punto di vista musicale abbiamo implementato la nostra line-up con una sezione elettronica grazie all’arrivo di Sup Nasa, il nostro beatmaker, il quale ha ben saputo cogliere la necessita che avevamo di avvicinarci ai suoni di artisti quali Flume, Kendrick e The Internet per citarne alcuni.
F: In un progetto così “allargato” quale procedimento seguite per la composizione dei vostri pezzi? Parlateci un pò di come avviene la scrittura di un brano dei TAI e quali fasi seguite di solito.
T: La stesura dei brani è un momento molto particolare, siamo tante menti ma restiamo dell’idea che un brano funziona davvero se suona bene anche chitarra e voce. Molto spesso accade che Elerbagì, la nostra voce, venga in sala prove con un ritornello, un refrain , un motivetto qualsiasi che suscita interesse o, nel migliore dei casi, con un testo strutturato e da lì si incomincia a lavorare. In altre occasioni succede il contrario : durante una jam, come in un brainstorming, uno di noi può tirare fuori la linea giusta ed è subito magia. L’entusiasmo però viene quasi sempre tenuto a bada poichè, una volta concepito il pezzo, si dà il via ad un “Labor Limae” lungo e faticoso, un processo che può durare anche per mesi e durante il quale si cerca di curare il brano nel minimo dettaglio.
Siamo dei pazzi meticolosi, but Hard Work Pays Off !
F: Ovviamente per un sound così caleidoscopico le influenze devono essere altrettanto varie, ma chiedendovi di sceglierne uno per ogni genere che fate vostro, quali sono secondo voi gli artisti che più vi hanno segnato e tuttora vi ispirano quando scrivete?
T: Le nostre influenze sono diversissime. Oltre i già citati Kendrick Lamar, Flume e The Internet, restano, come capisaldi della nostra ispirazione, artisti come Robert Glasper, Drake, Chance The Rapper & The Social Experiment, J. Cole, BJ The Chicago Kid, Erykah Badu, Hiatus Kaiyote, Outkast e molti altri…….siete proprio convinti  di volerli sapere davvero tutti?
F: Nei vostri testi s’insinua quell’amara ironia tipica dei giovani piacevolmente disillusi dal rapporto con un “tu” femminile generico, che richiama l’insensibile ragazza nella copertina (Jane, giusto?) realizzata da Corrado “Mecna” Grilli. Il messaggio dei vostri brani vuole essere un think about it riflessivo o un più diretto “piscio in sto bicchiere finchè torna mezzo pieno”?
T: I testi del disco, come tutta la struttura musicale dell’album, sono una torta a più strati :abbiamo una prima parte molto intuitiva, da canticchiare , di facile presa e molto docile, leggera all’ascolto. Se ascoltata bene tuttavia, la stessa parte cantata, unita al rapping, si rivela molto più complessa e piena di doppi sensi  e figure retoriche che probabilmente, solo leggendo il testo in maniera minuziosa si possono individuare ed apprezzare. E’ una particolarità del nostro modo di scrivere e penso che metaforicamente si potrebbero collegare alla natura di un ragazzo, molto semplice e superficiale all’apparenza, ma che rivela uno spessore in profondità che spesso viene messo In Secondo Piano.
F: Per concludere vi chiediamo maliziosamente la vostra opinione sui talent tanto di moda oggigiorno, una rampa di lancio o una macchia ( o un pò entrambe le cose) per gli artisti emergenti e di belle speranze?
T: Non ci sarà malizia nella nostra risposta, ci dispiace! Scherzi a parte siamo molto felici per la domanda perche ci dà modo di spiegare un verso contenuto all’interno di un nostro brano, Velluto Blu. In questa canzone diciamo “E tu che muori per l’arte dell’apparire vuoi che abbia voglia di vincere un Talent, ma non la ho! E se non cogli, per fare che tu capire, ripeto : Si può vincere -Talent- ma non la -o-.” Questa barra, che potrebbe sembrare un affronto esplicito alle competizioni televisive di ambito musicale, è invece una riflessione su di esse. Noi non precludiamo alcuna possibilità, nè tantomeno ci sentiamo in grado di giudicare chi partecipa, ma affermiamo solamente che per come la vediamo noi, prima di mettersi così in luce davanti a tutta Italia per un periodo di tempo davvero breve, si dovrebbe affinare il proprio talento, che sussiste anche nel reggere i bombardamenti mediatici al quale si verrebbe esposti una volta catapultati nel gioco, talento che non si può vincere in una sera, ma che va perfezionato nel corso degli anni. Molti giovani come noi pensano che i Talent siano una manna dal cielo, una benedizione per chi desidera vivere di musica; noi pensiamo che sia un calcio di rigore di una finale ai Mondiali al quale non ci può presentare con gli scarpini slacciati.

Il video di Cortese, il primo estratto dall’album

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