Il cuore di tanti viaggi – Dal taccuino di Bolzano

Il cuore di tanti viaggi – Dal taccuino di Bolzano

Una tenda di sporco, gocce ormai asciutte, polvere di terra, il solito vagone italiano. Sembra un treno assai stanco questo: sedili fiaccati, portarifiuti che sfacciati vomitano, pavimento da miniera.

Siedo accanto al finestrino, l’estate filtra dal vetro, mi pesa sulle ginocchia ed io scivolo sul sedile come goccia grossa di sudore. Fa un gran caldo, il poggiatesta stesso invita alla cautela, ma poso il capo senza paura: oggi sono feccioso più del vagone e non m’importa, ho con me un libro, della musica buona, delle stazioni care. Sono felice.

Il bracciolo porta una parola d’amore a pennarello azzurro. Gli occhi immobili. Penso a quanta vita rimbalzata qua e là è passata nella corsa di queste rotaie, ci sono milioni di storie che sui binari hanno trasportato i loro bagagli di passione e desiderio, fin dal tempo della prima locomotiva. E questo giorno d’agosto forse io siedo sui detriti e sull’unto di chissà quale gioia.

Poi il treno passa lento in mezzo ad una zona di campagna. Il condizionatore non funziona e vorrei abbassare il finestrino, respirare l’odore di campo, ma pure il finestrino è bloccato. Il tepore dell’aria si stempera un poco nell’attesa di una notte più fresca. Piano scende la sera, ma è caldo ancora. Appoggio al vetro la mia testa sudata. Tutto fuori pare una giostra di attese, ogni cosa ha il colore di potenziali traguardi.

Domani qualcuno sederà al mio posto, su questo treno che sembra stanco ma non è. Mi domando se al prossimo vagabondo il segno della mia fronte sul vetro sembrerà sporcizia oppure traccia di un cuore sereno.

E il treno corre forte il treno va lontano
e il quadro cambia sempre là dietro il finestrino
io non ho avuto il tempo di stringere una mano
io non ho avuto il tempo di dire una parola
per asciugare il pianto di una madre che resta sola
per sciogliere quel nodo che mio padre aveva in gola

(R. Cocciante)

Il treno di Cocciante è un’altra cosa, il suo treno è la metafora malinconica di una vita che è fatta di rimpianti, dolcezze mancate; il suo treno della vita corre forte, tanto veloce che a voltarti non puoi non essere nostalgico di ciò che solo ieri era quotidiano – l’infanzia, l’adolescenza, i genitori, gli amici, le bischerate, il primo amore – , e oggi non c’è più, e oggi è soltanto ricordo, sofferto ricordo.
Il treno di Cocciante per me è uno dei brani più belli e sentiti della canzone italiana. Lo rievoco qui perché da quando la ascolto in ogni treno, in ogni cosa che si riferisce al treno o al finestrino di un treno, c’è Il treno di Cocciante.

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