«Cos’è il tramonto?»

«Cos’è il tramonto?»

EPILOGO DI UNA GIORNATA AL MARE COL CUGINETTO

Finì tutto una calda sera d’agosto, dopo un giocoso pomeriggio al mare, bruciati entrambi allo stesso modo. A dire il vero, lui forse era un poco più rosso di me. Non erano servite a molto le squillanti parole della zia: «spalmagli la crema, mi raccomando». Ovviamente mi ero preso cura di lui: ciambelle, granite, maschere da sub e canne da pesca non erano di certo mancate. Ero stato molto premuroso, senza badare a spese. Unico errore: lo avevo fatto col cuore di potenziale papà… e il problema sta in questo: che una mamma in qualsiasi situazione continua ad essere una mamma, mentre ad esempio un papà in mezzo ai bambini tende a mimetizzarsi piuttosto bene.

Tornammo a casa sul far della sera a bordo di un’estiva Seicento nera, i costumi ancora bagnati, le gambe impanate di sabbia fino alle rotule. Casa mia sta su un cocuzzolo di terra, in mezzo al verde. Si vede il mare da lassù.
 S’aggrappava isterica alle salite l’auto, tra sale e sudore. Nodosi ulivi bordavano il tragitto. Nella polvere del nostro andare lucertole sparivano coda all’aria nei muretti di pietra. Il profumo di macchia entrava dai finestrini giù, qualche cicala s’attardava fiacca all’ultimo canto. Parcheggiai sulla stradina e scendemmo a guance cotte dalla Seicento. Ci guardammo con intesa, soddisfatti. Nei suoi occhi di cuginetto c’era uno schietto e affettuoso commento: io ho otto anni, ma tu, alla-tua-età, bruciarti-in-quel-modo.
A pochi passi dal recinto, nell’aria già l’odore buono di cibo, qualcosa di magnetico ci arrestò. Era un tramonto di brace quello sospeso sul mare, non riuscivo più a staccare gli occhi. Il piccolo cugino portò il dito alla bocca, poi guardandomi lo scagliò rapido verso l’orizzonte. 
«Cos’è il tramonto?».

C’era un che di solenne e serio in quel gesto bambino. Non avevo altra scelta: dovevo improvvisarmi poeta e saggio, e la cosa, da buon cialtrone, mi gasava parecchio. Iniziai: dunque, il tramonto lo si può intendere in due modi: 

1. è pausa del mondo perché momento in cui una vibrazione calda stravolge di quiete il creato, tutto rallenta in un gesto di goduta contemplazione, si fermano gli ingranaggi della terra, i gabbiani planano senza battere le ali e nel tenero rossore s’ammorbidiscono pure gli scogli

2. è pausa dal mondo per l’uomo che lascia cadere ogni labirintico pensiero: il sole per un attimo ne assorbe le frenesie naufragandole con sé in mare; l’uomo più insensibile non può non restarne attratto, non può non trarne beneficio; anche in un posto molto rumoroso tutto si tace in quel lento espandersi di colori che affonda nell’anima delle persone e che…

D’un tratto mi prese la mano, tirandomi. «Mi sembra solo un abbraccio bellissimo tra il giorno e la notte. Andiamo a mangiare?».

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Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa.

(G. Caproni)

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