La troupe – EPISODIO #3

LA TROUPE – LA STATURA DI UN ATTORE

Come ogni troupe che si rispetti, anche LA troupe aveva uno staff molto efficiente e pronto ad ogni evenienza. Sopra tutti stava il Micio, vero regista e sceneggiatore degli episodi della troupe. Alla sua sinistra, sempre nel raggio massimo di 2 metri, si aggirava Virgola (Virgo per i trouppisti), aiuto-regista e co-sceneggiatrice. Subito dietro spuntavano i produttori Caleido e Vago, due ricconi che si somigliavano moltissimo e probabilmente ignoravano il fatto di essere fratelli separati alla nascita. Al servizio del Micio si muovevano poi gli operatori di ripresa Fretta, Sisma e Mirina; la prima un po’ lenta ma diligente, il secondo dalla mano molto ferma e la terza esperta di inquadrature a campo lungo e lunghissimo. Al loro fianco entravano poi i tecnici del suono e dell’audio, Battuta e Plauso, due buontemponi che si divertivano molto tra di loro, anche se Airone, il responsabile della fotografia, non capiva mai i loro giochetti.
A disposizione di tutta la troupe scodinzolava poi la giovanissima Crocetta, vero factotum della compagnia, alla quale erano affidate tutte le mansioni più antipatiche e scomode: Crocetta le svolgeva con grande professionalità e le segnava poi nel suo programma di lavoro con una piccola tick.
La troupe non usava truccatori, i personaggi e gli intervistati dovevano essere autentici e immacolati, senza alcun filtro.

Ultimi ma non ultimi i componenti più singolari, gli attori. La troupe aveva due attori principali, il Nibbio e Melò, che in caso di necessità venivano sostituiti da delle riserve di cui nessuno ricordava mai il nome, ma che erano costrette a rimanere sempre disponibili e pronte ad ogni urgenza. Certo, degli attori, per una troupe specializzata in interviste e micro-documentari, non sembravano delle pedine così irrinunciabili. Ma il loro compito era invece molto delicato: in caso di necessità, la loro funzione era quella di stimolare i soggetti più renitenti e intimoriti, che si scioglievano davanti a un microfono o a una cinepresa. O a microfono e cinepresa insieme. Gli attori allora scendevano in campo nei giorni seguenti ai primi take falliti, cercavano di entrare in intimità con i soggetti e li aiutavano a esternare il loro potenziale. Il tutto in un lasso di tempo contenuto, molto contenuto. Si disponeva di pochi giorni di lavoro, altrimenti il gioco non valeva la candela e lo sforzo diventava eccessivo rispetto al possibile risultato. Il Nibbio era un vero maestro in questo mestiere. Anche Melò se la cavava piuttosto bene, almeno quando il suo stato emotivo glielo consentiva, tra un piagnisteo e l’altro.

Eccoci giunti alla casa del soggetto individuato. Il Micio , come suo solito, raggruppò i suoi adepti, lasciandosi circondare, e procedette con la sua introduzione.

Breve intervista a un ragazzo sulla ventina con una forte passione per il cinema. Esemplare molto interessante. La troupe è molto fiduciosa ed entusiasta, speranzosa di raccogliere un’altra testimonianza utile per la ricerca. Ricordiamo che per essere definita “utile” la risposta dell’individuo deve rivelare un sentimento vero e sincero verso il campo artistico in questione, libero da frivole influenze di costume o simili.
L’intervistato risponde a una semplice, ma neanche troppo, domanda personale, riguardo la sua passione per il cinema. Si proceda.

Il Nibbio si fece rivedere solo il giorno seguente, giustificando la sua assenza con un forte mal di testa, dovuto ancora al  malefico motivetto dei giorni precedenti.

– Tanto ve la sarete cavata benissimo anche senza noi attori, vero Melò?
– Ma la nostra presenza è comunque fonte di ispirazione per il soggetto!- rispose Melò, con tono più in linea alla tesi del Nibbio che alla sua.
Intervenne, violenta, Virgo – Beh, senti Nibbio, se sei interessato alla cosa ti faccio un riassunto dell’incontro, altrimenti per me puoi pure andare a fare i tuoi giochetti masochistici in giro per la città.
Il Nibbio non si fece sorprendere dal tono diretto della cara Virgo.
-Oh, sono fortemente interessato. Prego, si proceda.
L’insolente tentativo di imitazione non sfuggì alle orecchie del Micio, che sedeva e ascoltava in un angolo buio in fondo alla stanza. Accennò un sorriso beffardo, ma non aggiunse altro.
– Bene, allora ascoltami Nibbio.
– Soggetto: Miguel, 20 anni, orecchino, mani piccole.
È un grande appassionato di cinema, e di personaggi celebri dal punto di vista estetico. Un fan della fotogenia in poche parole. I suoi idoli provengono da qualche piano sequenza ben costruito, meglio ancora se da riprese che hanno fatto scuola nel loro genere. Di questi personaggi si cerca immagini, racconti di vita, curiosità, ed è ossessionato dalle loro esistenze. Tutta la sua cultura da cineasta proviene da lì e dal buio della stanza della seconda serata, meglio ancora se in solitaria, così può godere della visione totalmente immerso in qualche pellicola, in apnea. Non è tanto rilevante quale e che trama si sviluppi, l’importante è che ci siano loro, i suoi idoli. Preferisce proprio la solitudine in questi casi, sì, anzi quasi la ricerca involontariamente, a differenza della maggior parte dei suoi coetanei che pur di non star da soli con la loro larvale individualità escono a diventare signori della movida cittadina. Ogni tanto, purtroppo, questi esseri se li trova tra i piedi, guarda te, giusto nel mezzo della scena clou dove la colonna sonora pare penetrata nella stanza: lui con la pelle d’oca, il sangue caldo, l’emozione negli occhi, gli occhi nel cuore e… uno sbuffo! un maledettissimo sbuffo!
-Ma come si fa dico io? – Si lasciò andare Battuta, mentre Plauso scuoteva la testa, consenziente all’uscita del collega.
-Si “dico io” – proseguì Battuta – perché Miguel ha creato una sorta di empatia con la sua passione e dedizione, e mi ci sono immerso, e sicuramente non mi sarei mai permesso di sbuffare in un tal simil spannung artistico, anche solo per rispetto del sentimento altrui. –

Tutti i presenti si guardarono con espressioni di approvazione e intesa, poi ripresero ad ascoltare Virgo in silenzio.
– Miguel descrive questo fenomeno con alcuni esempi, dei quali riporto le testuali parole: è come quando ti trovi a studiare in qualche biblioteca fuori città, speranzoso di trovare un clima di pace, ideale, in quei borghi dove di norma si rispetta il silenzio per principio, quasi fosse nell’indole del cittadino fuori dal suo habitat, e spuntano all’improvviso l’effeminato e l’amichetta (o peggio ancora il maschilista e l’amichetta) e si lasciano andare in monologhi sulle loro vacanze pre-ponte dell’Immacolata Concezione.
In questi casi Miguel dice di essersi trovato più volte in una situazione di apparente follia, in cui non è più padrone di sé stesso e immagina di estrarre rapido il coltellino a serramanico infilato nel calzino destro e zaac! Di far tornare il silenzio e il rispetto con tre colpi semplici, ma ben assestati, alla gola. In questi casi vorrebbe che tutto ciò potesse accadere davvero e avverte un prurito insopportabile alle mani, mentre si accorge di essere in piedi sulla sedia, con le vene grosse come il tronco di un abete secolare.
La prima cosa che guarda in nuovo papabile idolo cinematografico è  l’altezza. Nè è totalmente ossessionato. Tutto per un puro discorso di frivola vanità, in quanto il povero Miguel Arroyo Da Lima non supera il metro e sessantadue e un po’, ed è dura in quel mondo di squali dover essere moro con gli occhi azzurri ma non riuscire a sedurre con lo sguardo qualsiasi femmina che porti i tacchi.

Subentrarono tempestivi Batutta e Plauso.
– E quando una femmina porta i tacchi?
– Quando vuole esser sedotta!
– È proprio fottuto amico!
E presero a sbellicarsi dal ridere, spintonandosi l’un l’altro.

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