Monthly Archives: novembre 2016

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Sei del mattino

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Nel mattino vago
sfuma nebbioso
l’autunno,
in un’aria di risveglio
d’altro tempo
rilascia il suo stupore.

Un velo giallo
di foglie umide
restituisce i passi miei
alla terra dimenticata.

Scintilla una luce
fioca e testarda
in fondo alla via,
gialla è come il fogliame,
ma insiste, si ostina,
al contrario delle stagioni.

Sul tappeto morbido
l’autunno colora
la mia dimenticanza…
ma sono ancora in città,
sull’asfalto,
ai bordi di una strada
e in alto il semaforo.

(Michele Trunzo)

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Via Marconi 38

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Anzitutto un consiglio: diffidate delle recensioni pubblicate a poche ore dall’uscita di un disco. Ogni lavoro, che di per sé richiede molto tempo di gestazione da parte dell’autore, necessita di riascolto e metabolizzazione anche da parte di chi lo commenta. In questo caso fate un’eccezione: non è mia intenzione scrivere una recensione ed essendo l’autore un mio caro amico sono mesi che riascolto le tracce.

Via Marconi 38 non è solo un indirizzo, è anche il titolo della prima prova da cantautore di Francesco Balasso ed esce oggi, 16 Novembre, nel giorno del suo trentatreesimo compleanno (tanti auguri!). Le sette tracce (Mi perdo ancora, ancora e ancoraIl sole 24 ore, Per la categoria degli attori, Domande, It’s time to be together, Ancora una voltaDue) parlano di Francesco, delle esperienze vissute e delle persone che lo circondano. Voce, chitarra e qualche aggiustamento in studio di registrazione, solo questo. Parola d’ordine: semplicità.

Francesco comincia a performare in strada fin da giovane, scrive soprattutto in inglese ed effettivamente la prima canzone in assoluto che scrive per il disco è It’s time to be together, mentre invece il primo testo composto in italiano è Domande, la quarta traccia. Non sono inediti, già da qualche mese Francesco si esibisce proponendo i suoi testi e qualche cover in versione acustica nel vicentino; inoltre esistono due video, quelli di DomandeMi perdo ancora, ancora e ancora (che potete trovare su YouTube o sulla sua pagina Facebook) prodotti e montati interamente da Sam Ursida, che tra l’altro è anche l’autore di Due, l’ultima traccia.

Non è un cantautorato di protesta, è propositivo ed emotivo. Le sue tracce ricreano mondi e stati d’animo. Parla di resistenza al quotidiano, di vita, di sogni e volontà. Francesco mi ha confidato di essersi chiesto a chi sarebbe potuto piacere, probabilmente il quesito più comune a chiunque scriva o componga per un pubblico. Penso che le sue canzoni arrivino e si imprimano come mantra nella testa. Il sound è fresco, pop fatto di pochi accordi e ripetizioni e nel complesso funziona e piace.

Non mi resta che lasciarvi all’ascolto. E allora: “forza, forza Fra, è la cosa che ti voglio dire”. In bocca al lupo per questa nuova esperienza!

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Pills: Serge Gainsbourg – La Javanaise

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Artista: Serge Gainsbourg

Genere: Cantautorato (esplorando diversi generi tra cui jazz, reggae, rock…)

Brano: La Javanaise

Album: Bonnie and Clyde

 

Come sostiene il buon Xavier Dolan “not all vintage should come back“, ma Gainsbourg rappresenta una delle tante eccezioni che confermano la regola, e non solo per tutte le belle donne che è riuscito a stregare pur essendo soprannominato “la bestia“. Sono stato costretto a sceglierne una, tra le tante poesie in musica scritte. Ecco La Javanaise.

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Vapori invernali

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Stende il bianco velo la luna
su strade bagnate
nei vapori invernali

cigola nel vento un’insegna…
sospesa è densa nell’aria l’attesa
e passano, nel silenzioso andare,
mani infreddolite, nascoste
dal caldo buono delle tasche

uno sbuffo umido
appanna i vetri,
il locale ha un respiro suo
sa di castagne e sciarpa di lana

piano, canzoni sottovoce fra le mura
trasportano più dolci le parole,
c’è voglia di dire ai tavoli
sotto l’alito lucente dei lampadari bassi:
ogni corpo coperto prepara un discorso

seduto con fede al solito posto
ridi in uno sgrammaticato spensierarti
nel tempo che lei sta invaghendosi di te,
già ti spia fra atmosfere folte di capelli, teste e spalle
e la noti poi nella fuga degli occhi da te

rapprende nell’aria intanto un fiato di fumo, sigaretta,
ed è bello cercarsi
nel fascino nocivo delle nebbie umane:
è lo scavo gentile della pupilla nella pupilla

verrà, nella notte, il momento di farle parole…
e lei? lei in ascolto, parole
che da sempre appartengono
al desiderio suo di accoglierle

se sarà sarà qualcosa di vero
se non sarà è stato bello comunque
parlare ognuno del proprio cielo

e va nei vapori invernali un saluto stupito
ora che la luna ritira infine il bianco velo.

(Michele Trunzo)

Freddo, paltò, sciarpe, vento, euforica compagnia, musica e sgrammaticato spensierarsi in danze crepuscolari: i vapori invernali di Amarcord