Monthly Archives: febbraio 2016

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Pills: I Cani – Il posto piu’ freddo

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Artista: I Cani

Genere: Pop alternativo italiano

Brano: Il posto più freddo

Album: Aurora

Contessa comincia a delineare una sua fisionomia, sempre più definita. Con l’ultimo album Aurora s’impone e trova una sua dimensione nel panorama alternativo italiano, grazie alle peculiari sonorità pop-cantautoriali e al profondo diaolgo tra l’universalità e l’interiorità dei suoi testi.
Attenzione però, hanno iniziato a girare su Mtv.

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Sanremo e la teoria Elio-centrica

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Senza ricadere in banali e ridondanti ritornelli, prevedibili quasi quanto quelli di buona parte del panorama musicale italiano attuale, siamo ancora una volta qui a parlare di Sanremo. E se ne parliamo vuol dire che lo stiamo seguendo.
Invero anche, per nostra difesa, che risulta difficile ignorare un evento che si può definire senza mezzi termini “nazionale” e figlio di una tradizione tipicamente italiana, tanto che le imperdibili notiziuole sanremesi ci raggiungono sempre e comunque, magari di sfuggita, mentre siamo al bar sotto casa e incolpevoli leggiamo in prima pagina: ”Garko meglio di Conti, che bellissimissimo”.

Al di la di sopra di questo marasma mediatico che piacetantoatutti, ma che nessunoammettechejepiace, s’impongono maestosi gli Elii e la loro terza partecipazione al Festival.
Si, proprio loro, l’emblema della protesta contro l’obsoleta musica leggera italiana che si esibisce sfrontatamente nella tana del lupo, con degli arrangiamenti come al solito imprevedibili e un’apparente demenzialità celata dietro cambi di ritmo e un’immancabile mise goliardica.

Ma anche gli Eelst corrono un grosso rischio, o meglio lo corriamo noi tutti se osserviamo con occhio poco attento: rischiamo di ricaderci anno dopo anno.
La patologia dell’alternativismo sempre più mainstream infatti passa anche di qui.
Perché la prima puntata la guardiamo, sperando in qualche gaffe d’apertura o comunque per curiosità quasi lecita; dopo poco ci accorgiamo però che Elio andrà in scena nella seconda puntata e allora rinviamo il tutto alla serata successiva, attendendo oltre le 23 per godercelo. E siamo a due.
La terza sera si scopre che tutti gli artisti si esibiscono nella serata delle cover e questa volta ci sarà anche Rocco Tanica. E siamo a tre.
Il venerdì sera forse abbiamo qualcosa di meglio da fare, ma prima di uscire per sbaglio la tv si accende su Rai 1, e per qualche fenomeno sovrannaturale accade la stessa cosa la sera seguente, sabato.
Poi alla fine (pura e innocente curiosità eh) vogliamo sapere chi ha vinto, a chi è andato il premio della giuria e tutte quelle cose là. C’ informiamo insomma.

E nel mentre non ci siamo resi conto che a modo nostro ne siamo stati complici, che la tipa delle imitazioni c’è piaciuta molto e che Carlo Conti è pur sempre il miglior conduttore televisivo dell’universo.

E soprattutto non ci siamo resi conto che il piccolo capolavoro del signor monociglio & co. è una chiara e forte parodia di tutte le canzoni in gara, una presa per i fondelli di un po’ tutto questo mondo antiquato e di chi lo segue.
Sta li proprio a dimostrare l’inconsistenza artistica delle operette che ogni anno si ripetono pressoché identiche, tanto che ce ne vogliono ben sette tutte insieme perché si possa alla fine di parlare di brano musicale con la B maiuscola: un medley composto da ben sette ritornelli (…anche perché tanto la gente alla fine ricorda sempre e solo i ritornelli delle canzoni...) che svariano dal lento in stile serenata, alla tarantella, allo pseudo ballo di gruppo, per tornare alla calma della sedicente burbera e per culminare in un finale da Opera.

Il testo stesso è un costante susseguirsi di nonsense e sfottò verso la superficialità dei brani nostrani, con tanto di contro-citazione semantica della celeberrima “Perdere l’amore” di Ranieri che da il titolo al pezzo.

Ma noi non abbiamo colto il messaggio e con la scusa di aspettare Elio, ci siamo ricaduti, e siamo stati ancora una volta colpiti dalla silenziosa ma letale patologia dell’anticonformismo conformista del festival ligure. Senza capire come mai.