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The Hateful Eight

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La sensazione è che ce l’abbia fatta ancora.

Quell’impareggiabile goduria di aspettarsi qualcosa di grandioso e veder soddisfatte le attese pare ancora una volta sua.
Ma per il momento possiamo solo metterci piacevolmente in fila.

E di sicuro le chiacchiere e le anticipazioni non ci aiutano a restare composti: sarà perché Morricone s’è già intascato il Golden Globe, con tanto di pomposo panegirico da parte del regista al momento della premiazione, soddisfatto per aver dato la possibilità all’inimitabile compositore di raggiungere l’ennesimo riconoscimento.
Sarà perché Mr. Brown fa parlare di se anche al di fuori del campo artistico, instaurando una sobria polemica con la polizia americana a causa di alcune sue affermazioni (del tipo “poliziotti assassini”) e rischiando il boicottaggio del film da parte delle forze dell’ordine.

Sarà perché quella trama in bilico tra i Magnifici Sette di John Sturges e i Dieci Piccoli Indiani firmati Agatha Christie sembra creata ad hoc per i dialoghi filotarantiniani.

Sarà, inoltre, perchè il timido richiamo di sapore dantesco attorno al numero 8, (otto come il numero dei suoi film, otto come i protagonisti, otto come il richiamo fonetico di h8-eight e via così) rende questo film una sorta di summa cinematografica dell’eccentrico cineasta americano; un pizzico di tutto quello che c’ha generosamente fatto vedere finora, tutto nella stessa pellicola. Vedremo.

La critica risulta divisa e si distinguono da subito i detrattori del regista: infatti la violenza gratuita resta sempre la cifra stilistica in negativo delle sue opere, col rischio concreto di suonare ormai come una ramanzina obsoleta, rivolta a Tarantino da più di vent’anni, senza molte variazioni sul tema.
A ciò si aggiungono i commenti che vedono un pellicola eccessivamente lunga e svuotata di idee, viziata da un utilizzo della 70mm inutile e superfluo all’interno di spazi pressoché claustrofobici.
Di tutta risposta il più influente critico del Guardian, Peter Bradshaw, elogia un lavoro astuto e riuscito, intimo pur basandosi su personaggi che hanno già un aura stranamente colossale.
Insomma Quentin ancora una volta è riuscito a rilasciare il suo «pazzo-divertente-violento protossido di azoto nei cinema, per farlo respirare al pubblico».

Anche per quanto riguarda il cast Tarantino ha voluto rispolverare molte sue vecchie e affezionate conoscenze, riproponendo nomi altisonanti quali quelli di Tim Roth, Kurt Russell, Samuel L. Jackson, Michael Madsen, Bruce Dern accompagnati da spumeggianti new entry quali Channing Tatum e la neo-candidata all’Oscar come attrice non protagonista Jennifer Jason Leigh (solo per citarne alcuni).
Inoltre la premiata coppia Tarantino/Jackson, che vede compiuta la sesta collaborazione, è garanzia di successo.
E non a caso le principali clip che hanno anticipato l’uscita del lungometraggio vedono il faccione del buon vecchio Samuel Leroy (si, la L. sta per Leroy) come immagine di anteprima, con sguardo di sfida e un’espressione che sembra sempre pronta a partire con “Ezechiele 25-17…”: ma in fondo non desideriamo nient’altro che questo.

E intanto noi ci siamo già guardati il trailer, le interviste, i roadshow, le featurette, letti, riletti e riletti ancora articoli che parlavano anche solo di straforo del film, almeno per otto(cento) detestabili volte.
Da bravi ed umili abitanti del Bel Paese (con accezione positiva, dai) stiamo aspettando con ansia il 4 febbraio. E mancano solo otto detestabili giorni.

The Hateful Eight / Regan’s theme / Ennio Morricone