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Yakamoto Kotzuga @ Panic Jazz Club, Marostica

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YAKAMOTO KOTZUGA live Panic Jazz Club, Marositca (05/12)

Che fosse un giovane, anzi un giovanissimo, di belle speranze già si sapeva. (No?)

La performance live né è una conferma: magari non brillantissima in alcuni passaggi, ma con una coerenza di fondo e una maturità notevole.
Soprattutto perché l’inversione di rotta effettuata con l’ultima raccolta Usually Nowhere (uscita nel marzo di quest’anno) è sicuramente specchio di audacia e personalità.

Inversione che può essere condivisa o meno, certo, in particolare dai seguaci dei malinconici e sognanti beat alla Marcel Everett (XXYYXX), ma che sicuramente alza l’asticella tecnica a livello di composizione e realizzazione.

Per più di un’ora le cupe sonorità del giovane artista invadono gli interni del locale marosticense e ne colorano le pareti a tinte fosche, creando un’ atmosfera insolita per un Jazz Club.

Estratto di un live di Kotzuga a Vicenza dopo l’uscita dell’ultimo lavoro

Tra percussionismi dinamici e inserti elettronici modulari s’insinuano dei synth ermetici ed onirici, intervallati da campionamenti originali e inusuali: evidente ad esempio il rumore di una porta di legno (che si apre o che si chiude, dipende dal vostro umore odierno) usato come stacco finale in The Awarness Of Being Temporary.

Ad enfatizzare lo scenario straniante ci sono i filmati alle sue spalle che scorrono in serie mostrando sequenze di forte impatto visivo, prima fra tutte una scena di Harakiri (il suicidio rituale giapponese) tratta dal mediometraggio The Rite of Love and Death (1966) di Yukio Mishima.

Yak ondeggia sopra la console come un artigiano che modella e accarezza le sue opere in costante evoluzione.
Impugna a intermittenza la sua Telecaster inserendo trame chitarristiche fatte di poche, primordiali note, con fraseggi piuttosto lineari.

Non si scompone né prima, né dopo, né tantomeno durante la sua esibizione; un fugace cenno in risposta agli applausi finali e scompare dalla scena, con una coda musicale forse un pò troppo frettolosa.

Ma se fa parte del personaggio, allora lo “Shlohmo veneziano” può anche permetterselo.
Prendere o lasciare.

Futile, estratto da Usually Nowhere (2015)

Breve intervista da Pnbox (Scenasonica//Rewind&Play)